underpass


Uno spazio di passaggio dove nessuno si ferma se non per raccogliere un oggetto scivolato di tasca.
Un parallelepipedo di cemento scavato sottoterra, dove ogni giorno passano persone che scelgono di
attraversarlo per arrivare il prima possibile dall’altra parte della strada.. Una sorta di scelta obbligata per
evitare di allungare il percorso e perdere tempo.

Ognuno col proprio passo, con le proprie scarpe e con il rumore che lascia dietro di sé, provocato dal tipo di
suola, dal peso che si porta addosso e dal ritmo che il proprio umore gli consente di sostenere.

Gli interventi nascono dal desiderio di offrire a colui che percorre quotidianamente la medesima tratta,
l’opportunità di non rispettarla pienamente, distratto dalla presenza di qualcosa che prima di quel
momento non c’era o non avrebbe dovuto essere lì. e che a breve non ci sarà più; una presenza forte e momentanea.
Un’area urbana, dimenticata dalle mappe, che si trasforma in un luogo di sperimentazione in cui diversi materiali,
recuperati dagli scarti della città, vengono impiegati al suo interno per suggerire uno scenario diverso.

Un tentativo per generare una suggestione-reazione in chi guarda, un esperimento per abbattere il giudizio
indotto su ciò che è considerato normale o no …

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underpass. vol.2


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underpass. vol.1


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